La pedagogia della montagna nell’osteopatia

articolo di De Martin Pinter Veronica

“La montagna più alta rimane sempre dentro di noi”. Walter Bonatti

Mai come ora questa meravigliosa verità è attuale. Dopo due mesi chiusi fra quattro mura, gran parte di noi non ha potuto far a meno che cominciare a familiarizzare con le proprie “pareti interiori” alla ricerca dei giusti appigli. Al di là delle implicazioni economiche, sociali, psicologiche e così via che questa vicenda ha scaturito, è stata un’opportunità irripetibile.

zona delle “Tre Croci” vicino Cortina d’Ampezzo (Dolomiti)

Due sono le sensazioni più significative che porto nel cuore rispetto alla montagna. La prima è l’estasi che ti pervade quando in cima ti guardi attorno. Non ci sono parole, solo la consapevolezza di essere allo stesso tempo piccolo di fronte alla maestosità della roccia, ma anche grande abbastanza da esserne parte integrante in qualcosa di ancora più grande. La seconda è stata una piacevole scoperta; sebbene l’ovovia e le altezze mi destabilizzano, l’attenzione consapevole che ho in parete, mi preserva da qualsiasi paura, dubbio o pensiero.

Negli anni ho ritrovato queste sensazioni nell’osteopatia. La fortuna o come amo definirla, il caso non casuale, ha voluto che incontrassi sulla mia strada Franco Casella, osteopata, fisioterapista, fondatore del Metodo ETR e del Centro di Formazione Integrata “La glia”. Lui arrampicatore ex-professionista ed ex-allenatore della Nazionale Italiana di Arrampicata Sportiva (anni ’90), ha pensato bene di portare la montagna a scuola e di portarci a scuola dalla montagna. Già, perché l’essere un alpinista implica il fatto di avere un forte spirito comunitario, caratterizzato dal rispetto per gli altri e per ciò che ci ospita. Oltremodo è un rapporto intimo con la natura, fatto che permette un dialogo interiore caratterizzato da connessioni particolari.

E l’osteopatia cosa centra in tutto ciò? Siamo abituati nell’immaginario collettivo a pensare all’osteopata come una sorta di meccanico. Non usa però cacciaviti né pinze, le sue mani sono l’unico attrezzo con le quali cerca di raddrizzare e aggiustare la nostra carcassa, così da rimettere in equilibrio ossa e muscoli. Se volessimo fare un paragone simpaticamente suggestivo pensando ad un professionista come il meccanico delle auto, seppur bravo e preciso, è anche vero, però, senza la benzina nella macchina, difficilmente questa potrà rimettersi in moto! Ecco, non basta più rimettere i pezzi in ordine ma bisogna dare anche energia all’interno di un sistema biologico inteso come l’unione di corpo, mente e spirito.

Qui sta l’idea innovativa, originale ed inedita di una metodologia di riequilibrio della persona, di cui il Metodo E.T.R ® ne è l’essenza! Esplora, Trova, Risolvi (ETR), ha come pricipio il fatto di instaurare col corpo un dialogo assai particolare. Una connessione così profonda tanto da non trascurare nessuna sua parte mentre lo si esplora, un viaggio a 360°. Banalmente basta pensare di essere una persona che parla italiano e vuole comunicare con una che parla inglese. Impossibile capirsi. Ma se entrambe parlassero anche tedesco, ecco che si ha un punto di incontro e da lì in poi l’interazione è semplice. Il metodo ETR è una la lingua universale, un mezzo attraverso il quale tutti sono in grado di capirsi al di là delle parole con l’obiettivo di trovare e risolvere. Il corpo stesso funziona nel medesimo modo; è fatto di cellule che si muovono e dialogano tra di loro. In questa dinamicità microscopica generano anche una sorta di onde vibrazionali che altro non sono se non energia sotto forma di fotoni, cioè di luce. Questo metodo sfruttando le frequenze vibratorie permette una connessione tra operatore e cliente tale da poter ascoltare il corpo escludendo l’iniziativa personale che, spesso, è influenzata da credenze, teorie, nozioni.

laghetto ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo (Dolomiti)

Credo che siamo arrivati ad un momento dove approcciare alla persona con tecniche e manualità troppo dirette non sia più efficace allo stesso tempo, invece, piuttosto invasivo… Secondo me tutte quelle fantasmagoriche manovre, dove il rumore delle articolazioni che scricchiolano sotto le mani di un tipo di osteopatia, dovrebbe essere sostituito da opportunità di lavoro molto più dolce, preciso e basato all’individuazione della causa primaria! E’ un po’ come star di fronte ad una parete rocciosa; appoggio la mano e mi accorgo della sua friabilità, continuare potrebbe essere assai pericoloso. Perché non cercare una via diversa di progressione dove seppur in presenza di difficoltà superiori, sotto le mani questa volta trovo una qualità di roccia molto più salda e sicura? Questo però necessita di una cosa fondamentale: consapevolezza. Cioè conoscenza, prudenza, rispetto, ascolto e umiltà. Tutte caratteristiche che ci permettono di essere operatori e clienti allo stesso tempo, perché il trattamento diventa uno scambio in cui posso a mia volta lavorare su me stesso.

In quest’ottica tutti noi possiamo fare molto per noi stessi semplicemente stando in natura e lasciando che lei lavori su di noi e sulle nostre vibrazioni. E’ come avere una radio che non ha campo; poi d’improvviso si sintonizza su una stazione e ascoltiamo una canzone, miracolosamente è quella ci piace particolarmente! Mamma Natura ha questo potere, amplificato all’ennesima potenza di fronte alla maestosità delle montagne. E qui Franco ha avuto un’altra intuizione proponendo per primo dei seminari residenziali di osteopatia in alta quota. E’ qui che, come scritto nel Il piccolo principe: “l’essenziale è invisibile agli occhi” si riesce a raggiungere una centratura tale da poter dialogare non solo col corpo, ma con tutto ciò che ci circonda.


Wow! Esperienza mistica direi!


A questo punto forse vale la pena rivalutare questi mesi e continuare a scalare le nostre pareti interiori perché è davvero un bel punto di partenza per ritrovare e mantenere la salute e l’equilibrio.


Come si suol dire, non tutti i mali vengono per nuocere quindi buona escursione a tutti!

“Si può dire che la fantasia per un certo tempo si è incarnata nell’alpinismo. Ma vinto l’ostacolo, occorre andare oltre. Si profilano nuove Colonne d’Ercole e anche quelle vanno affrontate, forse anche superate, fino alla consapevolezza che le vere Colonne sono in noi. È con quelle che dobbiamo misurarci “.

Walter Bonatti

“L’uomo da solo, non in lotta con la montagna, ma con lei impegnato in un dialogo profondo. Questo è il mio modo di vedere l’alpinismo“.

Reinhold Messner

lago di Landro

Mountain pedagogy in osteopathy

article by Veronica De Martin Pinter

“The highest mountain will always remain within us.” Walter Bonatti

Never before has this wonderful truth been so topical. After two months locked within four walls, most of us could not help but begin to familiarize ourselves with our own “inner walls” in search of the right holds. Beyond the economic, social, psychological and so on implications that this affair has brought, it has been an unrepeatable opportunity.

There are two significant sensations I carry in my heart when thinking of the mountains: The first is the ecstasy that pervades you when you look around at the top. There are no words, just the awareness of being at the same time small in front of the majesty of the rock, but also big enough to be part of something even bigger. The second one was a pleasant discovery: although gondola lifts and heights destabilize me, the conscious attention I have on the wall preserves me from all fears, doubts or thoughts.

around the “Tre Croci”, Cortina d’Ampezzo (Dolomites)

Over the years I’ve rediscovered these feelings in osteopathy. Luck, or as I like to call it, the “non accidental case”, made me meet Franco Casella, osteopath, physiotherapist, founder of the ETR Method and the Integrated Training Center “La glia” on my path. He is a former professional climber and former coach of the Italian national sport climbing team (in the 90s), he had the brilliant thought to bring the mountains to his school and to take us to school in the mountains. Yes, and intentionally so, because being an alpinist implies having a strong community spirit, characterized by respect for others and for what nurtures us. There is also an intimate relationship with nature in every alpinist, which allows him an inner dialogue characterized by particular connections.

What does osteopathy have to do with all this? In the collective current understanding we are used to see the osteopath as a sort of mechanic. However, he doesn’t use screwdrivers or pliers, his hands are the only tool with which he tries to straighten and adjust our carcass, so as to balance bones and muscles. We could suggest a congenial comparison of an osteopath with a car mechanic: he can do a good and precise job, however, without gasoline in the car, he will hardly be able to make the car start again! Here, it is no longer enough to put the pieces back in order but it is also necessary to give energy to a biological system that we understand as a unity of body, mind and spirit.

Here lies the innovative, original and unprecedented idea of a methodology to rebalance the person, of which the E.T.R ® Method is the essence! Explore, find, resolve (ETR, in Italian), has as its principle the fact of establishing a very special dialogue with the body. A connection that is so deep that it does not neglect a single part of it while exploring it, a 360° journey. For a banal comparison, put yourself in the shoes of a person who speaks Italian and wants to communicate with someone who speaks English. Impossible to understand each other. But if they both speak German too, there you have a meeting point and from then on the connection will be easily made. The ETR Method is a universal language, a means through which everyone is able to understand each other beyond words with the aim of finding and resolving. The body works in the same way: it consists of cells that move and dialogue with each other. In this microscopic dynamism they also generate a sort of vibrational waves that are nothing but energy in the form of photons, that is, light. This method exploiting the vibratory frequencies allows a connection between operator and client such as to be able to listen to the body excluding the personal invasion that in fact is often influenced by personal beliefs, theories and notions.

little lake at the “Tre Cime di Lavaredo” (Dolomites)

I think we have reached a moment where approaching a client with too direct techniques and manual skills is no longer effective, but rather too invasive … In my opinion all those phantasmagorical maneuvers, where the joints are noisily creaking under the hands of certain osteopaths, should be replaced by much gentler approaches, which are working more precisely and which are rather based on the identification of the primary cause! It’s a bit like standing in front of a cliff: first of all I feel the rock with my hands and I realize its friability… proceeding could be very dangerous. Why therefore not look for a different route where, even if the difficulties should be greater, I will find under my hands a much firmer and safer quality of rock? This decision-making process, however, requires one fundamental thing: awareness, thus knowledge, prudence, respect, listening and humility. All of these qualities permit us to be operators and clients at the same time, because the treatment becomes an exchange in which I, in turn, can work on myself.

From this point of view we can all do a lot for ourselves simply by being in nature and letting her work on us and on our vibrations. It’s like having a radio that has no reception; then suddenly you tune into a station and listen to a song, miraculously, which you particularly like! Mother Nature has this power, in a hundredfold amplification in the face of the majesty of the mountains. And here Franco had another great intuition, being the first to propose residential osteopathy seminars in high altitude. It is here that, just as it’s written in “The Little Prince”, “the essential is invisible to the eyes”. Here you can reach a such great concentration that you can dialogue not only with the body, but with everything around you.

Wow! A truly mystical experience, I’d say!


At this point it is perhaps worth re-evaluating these last months and continue to climb our inner walls, because it is really a good starting point to find and maintain health and balance.
As they say, not all evils come to harm – so, good hiking to you all!

“One can say that fantasy was embodied in alpinism for some time. But overcoming the obstacle, one must go further. New Pillars of Hercules are looming and even those must be tackled, perhaps even overcome, to the point of knowing that the true Pillars are within us. It is with those that we must measure ourselves”.

Walter Bonatti

“Man alone, not struggling with the mountain, but engaged with her in a deep dialogue. This is my way of seeing alpinism”.

Reinhold Messner

Winter at lake Landro

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