Educazione, Terra, Natura

articolo di De Martin Pinter Veronica

“L’obiettivo dell’educare è formare esseri umani capaci di governare se stessi, e non di essere governati da altri.”

Herbert Spencer

Mascherina ed istruzione: come barattare la salute dei nostri figli per
poterli mandare a scuola

Ieri ho incontrato una ragazza entusiasta perché aveva trovato in internet la mascherina coi brillantini per fare l’aperitivo. Mi sono chiesta se esista davvero un limite alla demenza umana e se questo accessorio abbia ormai guadagnato un posto nell’abbigliamento quotidiano. Forse se facessimo ricorso a quel briciolo di spirito di sopravvivenza che ci resta, ci renderemo conto che se fossimo degli esseri che devono respirare anidride carbonica probabilmente saremo nati con la mascherina e non senza.

È scontato e logico quindi che 5 ore a scuola tutti i giorni con tale presidio possano solo che decretare un peggioramento dello stato di salute dei
nostri figli. C’è poi un’implicazione legata al sistema vagale e al sistema neurovegetativo. Il nervo vago utilizza un percorso ventrale per leggere e filtrare le situazioni spazio fisiche ed attivare o inibire determinate
reazioni. Questo sistema oltre ad essere collegato ai sensi, è collegato alla mimica facciale che agisce come un sensore. Ecco che smorfie, occhiolini, arricciamenti di naso diventano strumenti fondamentali per rendere
il tutto perfettibile e permettere al bambino di comportarsi nelle diverse situazioni. Basti pensare a chi, come le persone con disabilità di vario tipo, hanno una ridotta mobilità della mimica facciale e spesso risultano
fuori luogo nelle situazioni sociali. Non è per negligenza, ma semplicemente perché non possiedono questo particolare strumento. L’uso della mascherina quindi porterebbe alla creazione di una generazione di persone che avranno mezzi comportamentali ridotti e non sapranno gestire il corpo nello spazio.

Infine c’è la parte più umanistica e fonetica; il bambino impara per imitazione e il non vedere la bocca della maestra che si muove è un grave handicap nell’apprendimento. Ne risentirebbe sicuramente tutta la parte linguistica.

“Mamma andiamo a fare una passeggiata con la bicicletta?”
“No amore non possiamo uscire”
“Perché?”
“Perché non ci lasciano uscire per il virus”
“Ma mamma io non sono malato…”

Ecco questo piccolo dialogo con mio figlio mi ha fatto molto riflettere durante il periodo di restrizione e tuttora visto ciò che ci viene proposto. Credo che nella linearità di pensiero che contraddistingue i bambini, lui abbia espresso una sacrosanta verità; e cioè che in un mondo normale chi è sano esce ed è libero di gestire la sua vita e chi è malato, nel rispetto degli altri sta a casa e si cura.

Al momento però non è questo il paradigma che ci viene imposto. Ci viene chiesto di limitare le nostre libertà per tutelare la salute dei più deboli. Ammesso e concesso che ciò sia vero, e dato per scontato che ognuno si fa la sua opinione, la domanda che mi faccio non è se voglio assumermi la responsabilità della salute degli altri, ma bensì se voglio che gli altri si assumano la responsabilità della mia! Perché le persone dovrebbero vivere una vita preimpostata per me? Non posso prendermi cura da sola di me stessa assumendomi la responsabilità di ciò che scelgo? La prevenzione significa movimento, alimentazione sana, scelte consapevoli e dacché perseguo questa strada da sempre, non pretendo che nessuno si senta in diritto/dovere di curarmi, guarirmi o impormi delle scelte per tutelare chissà che e chissà chi.

Non ho forse il diritto di pretendere che le persone facciano altrettanto dal momento che la mia libertà individuale viene messa in dubbio? E’ forse troppo chiedere alla gente di volersi bene e prendersi cura di sé? Credo di potermi anche assumere la responsabilità altrui, ma di persone che come me amano sé stessi e la loro vita, non di chi fuma un pacchetto di sigarette al giorno, corre nel traffico stressato, mangia al Mac Donald’s e invecchia in questa maniera.

E qui si apre un altro scenario che mi sta veramente a cuore: il capitolo istruzione. Leggo con amarezza che ci si prospetta una riapertura delle scuole con mascherine, banchi separati, limitatori e percorsi segnalati nei corridoi per gli spostamenti, plexiglass sui banchetti di scuola… Posso inorridire all’idea che i miei figli vivano tutto questo? Davvero pensiamo di poter addossare a questi bambini la responsabilità del nostro quotidiano fallimentare modo di vivere? Non pretendo che a livello nazionale o provinciale si punti un occhio sulle piccole realtà e si creino programmi ad Hoc, ma credo che le amministrazioni, i comuni, le associazioni possano provare a fare uno sforzo per trovare delle soluzioni invece di essere i soliti attendisti!

Vivo in un posto che si presta ad infinite possibilità proprio per la sua locazione; circondato da boschi, prati, fiumi che si prestano benissimo all’educazione in natura; progetto peraltro avviato già dal comune di Biccari nel foggiano o a Ostia dove parte la sperimentazione delle elementari pubbliche nel bosco.

Abbiamo strutture come oratori, scuole in disuso che possono essere riaperte, palazzetti che ben si prestano a laboratori didattici. E ancora, qui in Val di Fiemme ad esempio esiste una struttura come il centro del fondo di Lago di Tesero che fra 6 anni ospiterà le Olimpiadi e potrebbe essere testato e sfruttato con corsi di psico motricità, euritmia, arteterapia, musica e gioco-sport. Possibile che ci inventiamo gli “assistenti civici” e non pensiamo invece a figure più costruttive come insegnanti in pensione, genitori, volontari che possano essere impiegati nel dispiegare le forze e aiutare gli istituti a gestire la situazione in maniera umana?

Sicuramente ci sarà chi mi risponde che non ho idea di quanta burocrazia e responsabilità ci sia dietro alla gestione di progetti per questi bambini, ma a queste persone rispondo che torniamo sempre allo stesso discorso e cioè al fatto che si tratta di responsabilità. Ci hanno fatto spostare due mesi con una semplice autocertificazione e non possiamo forse farne una per assumerci la responsabilità dei nostri figli esonerando chiunque altro? Credo che alla fine non si tratta di responsabilità, ma di VOLONTÀ e se non la troviamo in questa situazione abbiamo decretato il fallimento non solo della nostra generazione, ma di tutte quelle a venire. Coraggio quindi, rendiamoci utili e disponibili ad essere creatori di idee e ad esserci con la nostra presenza per chiunque creda di poter costruire alternative.

Per approfondire a proposito delle scuole nel bosco:

https://m.ilgiornale.it/news/cronache/nel-foggiano-si-torner-scuola-bosco-1863699.html

Le elementari nel bosco: a Ostia al via la sperimentazione nella scuola pubblica. Intervista a Paolo Mai

Education, Earth, Nature

article by Veronica De Martin Pinter

“The goal of educating is to form human beings capable of governing themselves, and not to be governed by others.”

Herbert Spencer

Mask and education: how to trade the health of our children for
a place at school

Yesterday I met a girl who was thrilled because she had found on the internet a glitter mask that she could wear for the aperitif. I wondered if there really is a limit to human dementia and if this accessory has now gained a place in everyday clothing. Maybe, if we could find recourse to a shred of survival spirit saved up somewheres deep down, we would realize that if we were beings who are meant to breathe carbon dioxide, we would probably have been born with the mask – and not without it.

It’s obvious and logical then that five hours at school every day with such a garrison can only decree a worsening of the health state of the our children. There’s also an implication related to the vagal system and the neurovegetative system. The vagus nerve uses a ventral pathway to read and filter out orientation in physical space and to activate or inhibit certain reactions. This system, in addition to being connected to the senses, is connected to facial mimics that acts as a sensor. Therefore, grimaces, winks and nose curls become fundamental tools to make everything rectifiable and allow the child to act according to different situations. Just think about how people who have a reduced mobility of facial expressions, like for example persons with disabilities of various kinds, often do feel displaced in social situations. It’s not because they’d be careless, but simply because they don’t possess this particular instrument. The use of the mask would therefore lead to the creation of a generation of people who will have reduced behavioral means and can’t handle their body in space.

Finally there is the more humanistic and phonetic part: the child learns by imitation and thus, not seeing the teacher’s mouth moving, is a serious learning obstacle. The whole linguistic development will certainly be affected.

Education, earth, nature

“Mommy, shall we go for a bike ride?”
“No, my dear, we can’t go out”
“Why?”
“Because they won’t let us go out because of the virus.”
“But Mom, I’m not sick…”

This little dialogue with my son has made me think a lot during the period of the restriction, and it still does, seeing what is being proposed to us. I believe that with this linearity of thinking that is typical for children, he expressed an undeniable truth: in a normal world, those who are healthy go out and are free to manage their lives, and those who are sick, for respect of the others, stay at home and take care of themselves.

At the moment, however, this is not the paradigm that is being imposed on us. We are being asked to restrict our freedoms in order to protect the health of the weakest. Assuming and conceding that this is true, while implying also that everyone has their own opinion, the question I am asking myself is not whether I want to take responsibility for the health of others, but whether I want others to take responsibility for mine! Why should people live a preset life for me? Can’t I take care of myself – by myself – and take responsibility for what I choose? Prevention means movement, healthy eating habits, conscious choices and since I have always been on this path, I don’t expect anyone to feel in duty to take care of me, heal me or impose choices on me to protect who knows what and who knows whom.

Do I not have the right to expect people to do the same, when my individual freedom is in question? Is it too much to ask from people to care for themselves? I do think that I can also take responsibility for others, but for people like me who love themselves and their lives, not for people who smoke a pack of cigarettes a day, speeding stressfully and stressed out through smog-densed city traffic, who eat at Mac Donald’s and who, accordingly, age physically.

And here we ought to open another scenario that I really care about: the education chapter. I read with bitterness about the prospect of a reopening of schools with masks, separate desks, limiters and marked paths in the corridors for the children’s passages, plexiglass on school desks … May I be horrified at the idea that my children will have to live with all this? Do we really think we can blame these children for our failed ways of life? I don’t claim that we should keep an eye on these “small” realities and create programs in Hoc on a national or provincial level, but I do believe that administrations, communities and associations could try and make an effort to find solutions instead of displaying the usual wait-and-see attitude!

I live in a place that offers infinite possibilities in terms of its location: surrounded by woods, meadows, rivers that are perfectly fit for education in nature… A “schools in the wood” project has already been started by the town of Biccari in the Foggia area as well as in Ostia, where the experimentation of public elementary schools in the woods has begun.

We have facilities such as oratories, and unused schoolbuildings that could be reopened, buildings that could be used very well for educational purposes. Here in Val di Fiemme, for example, there is a structure like the sport centre at Lago di Tesero which in 6 years time will host the Olympics and could be tested serving courses in psycho-motor skills, eurythmy, art therapy, music and game-sport. Couldn’t we invent “civic assistants”, or even more “constructive” figures such as retired teachers, parents, volunteers who could be employed in these developments and help the institutions to manage the situation in a humane way?

Surely there will be those who will answer me that I have no idea how much bureaucracy and responsibility there is to the management of projects for children, but I may answer these people that we are always coming back to the same point and that is: that it is about responsibility. They have made us move for two months with a simple self-certification, and now we aren’t able to create one ourselves, in order to take on the responsibility for our children ourselves and to release everyone else from this responsibility? I believe that in the end it is not about responsibility, but about WILL, and if we do not find it in this particular moment, we have enacted our failure – not only for our generation, but for all those to come. So let’s be courageous and put our ideas into practice, let’s be present and there with all those who believes in building alternatives.

To learn more about the “schools in the woods”:

https://m.ilgiornale.it/news/cronache/nel-foggiano-si-torner-scuola-bosco-1863699.html

https://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/elementari-bosco-ostia-paolo-mai/

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