Osteopati: Specie in via di Estinzione!

articolo di De Martin Pinter Veronica

Spesso mi figuro la confusione mentale che può avere una persona quando si trova a dover scegliere a quale specialista rivolgersi per i propri malesseri fisici. In un bouquet di medici, fisiatri, ortopedici, fisioterapisti ed ancora posturologi, kinesiologi, chiropratici, osteopati o operatori shiatsu, davvero risulta difficile capire chi sia più idoneo.

Di norma la nostra forma mentis ci porta a considerare il medico come un tuttologo e quindi risulta la scelta più ovvia, ma se chiediamo a un medico di visitare un occhio o un orecchio probabilmente ci manderà da un oculista o da un otorino, come per un dente dal dentista, come per una spalla da un ortopedico, come per un mal di schiena da un fisioterapista o da un massaggiatore.

Questo atteggiamento è la maniera migliore di intasare gli ambulatori e farsi mandare a destra e a manca a fare diagnostica per rivolgerci a specialisti. Non è detto quindi che basti una laurea in medicina per risolvere i problemi di tutti. Innanzitutto un paese serio farebbe chiarezza sulle caratteristiche e competenze di ogni figura; a maggior ragione in un periodo come questo in cui il problema covid-19 è l’imperativo e non c’è tempo per curare null’altro. Un paziente informato sa a chi rivolgersi e evita di intasare ambulatori o centri medici inutilmente!

C’è poi un altro aspetto e cioè che ormai, in un mondo in cui esiste lo specialista anche per il pelo del naso, si perde di vista il fatto che i pazienti/clienti non sono divisi a settori, ma sono persone a 360° comprensivi di famiglia, affetti, lavoro, stress e quant’altro e questi aspetti, non secondari, influenzano la loro vita a livello psicosomatico. Tutto ciò per dire, che pur non esistendo un “tuttologo”, a volte è meglio un operatore olistico che prende in considerazione anche questi particolari. Certo in un mondo in cui i buzzurri sono all’ordine del giorno bisogna stare attenti a chi rivolgersi, ma è altrettanto vero che ci sono anche molti professionisti che lavorano con coscienza.

Prendiamo per esempio chi studia osteopatia; frequenta corsi di 3-5 anni a seconda dei titoli che già possiede. A questi corsi si studiano anatomia, fisiologia, psicologia, dermatologia… insomma non è certo una passeggiata come leggere Topolino. Già questo dovrebbe essere un motivo sufficiente per dare alla persona una certa credibilità. Il problema di fondo è che queste professioni non sono ancora riconosciute dal nostro stato, nonostante in Europa l’osteopata sia un operatore sanitario ed in America sia addirittura un master. Da anni si è provato a discutere la creazione di un percorso universitario ma il colpo di scena è arrivato da poco.

Non solo non ci sarà un riconoscimento del percorso di studi, ma il Ministero ha decretato che l’osteopata potrà essere professato esclusivamente da chi possiede una laurea in medicina o fisioterapia. Tutto ciò trincerandosi dietro alla lotta all’abusivismo e dimenticandosi che in realtà ci sono milioni di professionisti con regolare partita iva che versano i contributi da anni! Inoltre basti pensare a quanta voglia avrà un medico dopo 5 anni di medicina, tirocinio, esame di stato ed eventuale specializzazione di fare altri 5 anni di osteopatia. Ecco che abbiamo decretato la morte della professione e abbiamo messo sulla strada gente che lavora da anni con amore, coscienza e rispetto per il proprio ruolo. Per l’ennesima volta vale il detto, punire uno per punirne 100.

Personalmente rientro anche io nella categoria in via di estinzione di coloro che non si possono più chiamare osteopati. Resta il bagaglio culturale meraviglioso che la scuola di osteopatia mi ha regalato e che nessuno potrà togliermi e resta l’amaro per la mancanza di volontà per l’ennesima volta di fare chiarezza. D’altra parte questo clima caotico e confusionario frutta molta paura e si sa l’uomo impaurito non solo non lotta, ma va anche nell’unica direzione che gli viene prospettata.

Cari colleghi, alzate la testa e siate fieri di ciò che sapete perché la conoscenza rende liberi! A volte a un cliente o ad un amico serve più una parola comprensiva, un consiglio disinteressato, un’esperienza personale o il semplice ascoltare e questo non implica avere né laurea, né titoli speciali. Non resta che attendere di vedere dove ci porterà questa selezione IN-NATURALE e per le persone che hanno voglia di cercare altrove: leggete, studiate, informatevi, solo così potrete scegliere con coscienza ciò che è meglio per voi!

Osteopaths: Endangered Species!

article by Veronica De Martin Pinter

I often imagine the confusion that a person must have when they have to choose which specialist to turn to for their physical ailments. In a bouquet of doctors, physiatrists, orthopedists, physiotherapists and posturologists, kinesiologists, chiropractors, osteopaths or shiatsu operators, it is certainly difficult to understand who is the most suitable for one’s problem.

Normally our forma mentis leads us to consider the medical doctor as an all-rounder and therefore he is the most obvious choice, but if we ask a doctor to visit an eye or an ear he will probably send us to an ophthalmologist or an ENT-specialist, as for an aching tooth to the dentist, as for an aching shoulder to an orthopaedist, as for a back pain to the physiotherapist or masseur.

This attitude is the best way to clog up outpatient clinics and have them send us right and left to diagnose specialists. But a medical degree is not necessarily enough to solve one’s problem. First of all, in a serious country there would be light shed on the characteristics and skills of each medical practitioner; all the more so, at a time like this when the covid-19 problem is the imperative and there is no more time to cure anything else. An informed patient normally should know where to turn and thus, avoid clogging up clinics or medical centres unnecessarily!

Then there is another aspect, which is that now, in a world where there is one specialist for every hair in your nose, we lose sight of the fact that patients/clients cannot be divided into sectors, but are 360° persons including family, affections, a working life, stress and many other things, and these aspects, last but not least, do influence their life on a psychosomatic level. All this is to say that even though there is no “all-round-practitioner” , sometimes it might be better to consult a holistic operator who also takes these aspects into account. Of course, in a world where hillbillies are the order of the day, one has to be careful who one turns to, but it is equally true that there are many ethically upright professionals who work with conscience.

Take as an example those who study osteopathy: they attend courses of 3-5 years depending on the qualifications they already have. At these courses you study anatomy, physiology, psychology, dermatology… in short, it’s certainly not as easy as reading Mickey Mouse. This should be a sufficient reason to convey these persons a certain credibility. The basic problem is that these professions are not yet recognised by our state, despite the fact that in Europe the osteopath is a mere health professional and in America he graduates with a master. For years we have been trying to discuss the creation of a university program but the coup de théâtre has just yet arrived…

Not only will there be no recognition of this course of study, but the Italian Ministry has just decreed that the osteopath can only be professed by those who have a degree in medicine or physiotherapy. The “noble” objective claimed here consists in the fight against abusive practises and one is just only forgetting that in reality there are millions of professionals with a regular VAT number who have been paying contributions for many years! Moreover, let’s think only for a moment how much a student in medicine will want to pursue after 5 years of intensive studies, internships, state examination and possible specialization… Most likely he won’t feel much like doing another 5 years of osteopathy. Thus, the Ministry has decreed the death of the profession and thrown on the street people who have been working for years with love, conscience and responsibility. For the umpteenth time, the saying goes, punish one to punish 100.

Personally, I also fall into the endangered category of those who can no longer be called ‘osteopaths’. The wonderful cultural background that the school of osteopathy has given me – and that no one will be able to take away from me – remains bitter because of the lack of will for the umpteenth time to clarify the real nature of things. On the other hand, this chaotic and confusing climate produces a lot of fear and it is known that a frightened person not only does not fight, but also voluntarily moves into the direction that he is expected to.

Dear colleagues, raise your heads and be proud of what you know because knowledge sets you free! Sometimes a client or friend needs just the right sympathetic word, selfless advice, shared personal experience or merely listening, and this does not necessarily presuppose an academic degree or special qualifications. All we have to do is wait and see where this IN-NATURAL selection will take us, and for people who want to look elsewhere: read, study, inquire, only then can you consciously choose what is best for you!

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