cultural events/eventi culturali

Perché la cultura non è un lusso superfluo…

Nel contesto attuale sembra necessario formulare alcune riflessioni sull’importanza della cultura per la nostra società. Oggi, attraverso il filtro di un punto di vista estremamente materialistico, viene giudicato quali aspetti e parti della nostra vita sono “necessari” e quali possono pure essere tolti, in quanto non sono essenziali per la nostra sopravvivenza. Se ipotizziamo di essere attualmente in “guerra” contro un virus (è interessante che molti dei nostri politici ora scelgano proprio queste parole per una pandemia), allora ci si può naturalmente porre la questione dell’essenziale. Ma non è proprio la cultura che può aprire una sfera più ampia all’uomo, liberare la sua mente e i suoi sentimenti per momenti, in modo che si possano trovare nuove idee, nuove intuizioni e soprattutto soluzioni?

In tempi di distanziamento sociale, a me sembra importante descrivere la mia impressione che proprio questa dissociazione interiore dall’altro che ne sta risultando – e la cultura è un fenomeno basato sullo scambio e sulla costruzione comune di idee – sia il più grande veleno di questa pandemia. Se siamo davvero in guerra, come proclama oggi la politica, allora è più che essenziale pensare in solidarietà tra di noi, condividere esperienze e creare insieme soluzioni per il futuro. Perché oggi ci sono indubbiamente abbastanza problemi: il pericolo costante di un’escalation delle guerre in tutto il mondo, l’estrema disuguaglianza sociale di popolazioni e strati di popolazione diversi, i milioni di persone che fuggono dalle guerre e le condizioni inique del mondo, la catastrofe ambientale e climatica, che alla fine si traduce in malattie sempre più gravi e malattie virali estesi, per citarne solo alcune. Il materialismo – e l’allontanamento sociale è senza dubbio un primo esempio di “approccio risolutivo” materialista – non può essere la soluzione a questi problemi.

Non sono proprio le voci degli artisti e degli operatori culturali che si rivolgono al livello emotivo e anche spirituale dell’essere umano? Non sono le storie che possono dare nuove speranze nelle situazioni di sofferenze, storie ed esperienze vissute e condivise di persone? I progetti culturali, soprattutto oggi, in un’epoca in cui la comunicazione è spesso limitata a messaggi di due parole su WhatsApp o altre app, non sono forse il ponte che può indicare la strada verso il futuro?

La cultura è antica quanto l’umanità. È il linguaggio che, al di là delle leggi e delle regole materiali e fisiche, crea connessioni a livello dei sentimenti e della mente, connessioni che vanno più in profondità, che alla fine ci fanno sentire come esseri umani, individui, non macchine o “bravi cittadini”, che funzionano obbedienti in un sistema. Ma come persone con un’anima e soprattutto con una coscienza, persone con una testa e un cuore che sono in grado di formarsi opinioni e convinzioni da un confronto interiore con le circostanze esterne, che possono sostenersi a vicenda in questi processi e creare insieme qualcosa che va oltre la mera “sopravvivenza”.

Accontentarsi di una chiusura di tutti i cinema, bar, teatri, sale da concerto e conferenza, alberghi, caffè e altri spazi per lo scambio umano, ed escludere migliaia di operatori culturali ed artisti dalla società come disoccupati, è la via verso un abisso che bandisce l’umano dal mondo. Non dovremmo lasciare la decisione solo ai governi o ai politici, ma dovremmo assumerci noi stessi la responsabilità della necessità di questi aspetti della nostra vita sociale. – Per dissipare immediatamente qualsiasi malinteso: questo non significa comportarsi “irresponsabilmente” in una situazione pandemica, dove un alto tasso di infezione richiede naturalmente determinati comportamenti… Sono convinto che l’uno non debba escludere l’altro.

Cornelia Oppermann, novembre 2020

Stage di incisione nello Studio di Giuliana Consilvio a Milano in Ottobre 2020

Why cultural life is not a superfluous luxury…

In the context of current events, it seems necessary to formulate a few thoughts about the importance of culture for our society. Today, through the filter of an extremely materialistic point of view, we judge which aspects and parts of our life are “necessary” and which can be “discarded”, as they are not essential for our survival. If we assume that we are currently in a “war” against a virus (it is interesting that many of our politicians are now choosing exactly these words for a pandemic), then the question of what is essential can of course be asked. But isn’t it exactly culture that can open up a space for people, free their minds and feelings for moments, so that fresh ideas, new insights and above all solutions can be found?

In times of social distancing, it seems important to describe my impression that precisely this inner distance from each other – and culture is a phenomenon based on the exchange and joint construction of ideas – is the greatest poison of this pandemic. If we are really at war, as politicians proclaim today, then it is more than essential to think in solidarity with each other, to share experiences and to design solutions for the future together. For there is no doubt that there are enough problems today: the constant danger of escalating wars worldwide, the extreme social inequality of different populations and strata of the population, the millions of people fleeing wars and unfair life conditions, the environmental and climate catastrophe, which ultimately results in ever more severe diseases and viral proliferations, to name but a few. Materialism – and social distancing is without doubt a prime example of a materialistic “solution approach” – cannot be the solution to these problems.

Isn’t it precisely the voices of artists and cultural workers that address the emotional level of the human being? Aren’t it the stories of people who can give new hope in the midst of suffering… stories and lived and shared experiences of people? Aren’t cultural projects, especially today, in a time when communication is often limited to two-word messages on WhatsApp or social networks, exactly the bridge that can show the way into a future?

Culture is as old as mankind. It is the language which, beyond material, physical laws and rules, creates connections on a spiritual level, connections which go deeper, which ultimately make us feel like human beings, individuals, not machines or “good citizens” who obediently function in a system. But people with a soul and above all with a conscience. People with a head and a heart who are able to form opinions and convictions out of an inner confrontation with external circumstances, who can support each other in these processes and create something together that goes beyond mere “survival”.

If we content ourselves with closed cinemas, bars, theatres, concert halls, hotels, cafés and other spaces for human exchange, thus excluding thousands of culturally active people from society as unemployed, is the way into an abyss that banishes all humanity from the world. We should not leave the decision on this to governments or politicians, but take responsibility for the necessity of these aspects of our social life ourselves. – To dispel any misunderstanding immediately: this does not mean behaving “irresponsibly” in a pandemic situation, where a high rate of infection naturally requires certain forms of behaviour… I am convinced that one does not have to exclude the other.

Cornelia Oppermann, November 2020

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